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Teresa - terza parte

Così bloccata, inerme, passiva, ferma con i miei pensieri e la mia immaginazione, in quel buio in cui sono immersa, in quell’atmosfera ovattata in cui galleggio, concentrata a leccare e suggere quella carne che mi sento poggiata e strusciante sul mio viso, tesa a comprendere ogni minimo segno di piacere mio ed altrui, rilasso tutti i muscoli e poi li contraggo. Ma le sensazioni vanno ora a cambiare. Inizio a sentirmi penetrare da qualcosa di grande e freddo, prima piano poi più decisamente, entra ed esce poco per volta, prima pochi centimetri poi niente, poi ancora di più, ma senza uno sforzo che mi faccia pentire di essere succube di questa situazione. Sono eccitata e desidero ogni sensazione forte o delicata che sia. Inesorabile quel qualcosa che è dentro di me, si insinua sempre più a fondo ed ancora ed ancora. Lo sento si, muoversi ora con una minima escursione. Non so quanto sia lungo e lo sento, lo sento tutto. Stringo la mia muscolatura quasi come per estrometterlo, ma la mano lo tiene fermo ed anzi lo muove ora in senso rotatorio mentre sempre la lingua intorno continua a muoversi ed accanirsi negli stessi punti seguendo la stessa traiettoria. Ora la mia pelle sente nuove sensazioni, come un laccio elastico che viene stretto intorno al pube e dietro, sembra una specie di tanga, forse per tenere legato questo invasore freddo. Sento armeggiare intorno alle mie natiche e con la mente penso a cinture e fibbie e laccetti che iniziano a stringere. Non mi dispiace la sensazione. Ora altre nuove sensazioni. Quel coso inizia a roteare con un ronzio attutito dal mio corpo e ruota come un animale stupido, senza pace, ed inizia anche a scaldarsi. La sensazione quasi innaturale viene attutita quasi dalla lingua di Teresa, che sembra aumentare la sua pressione.

E via via ora sento le sue mani scendere sotto il mio sedere e farsi strada tra i lacci, spostandoli e far capolino dietro, solleticando e penetrando piano. Ora è un profumo che ricordo essere di una crema a pungere le mie narici, e sempre dietro e sotto di me azzardo a pensare ad un dito medio girare freddo intorno il mio buchino e farsi sempre più esploratore piano ma deciso a farmi male, ma senza dolore. L’unica cosa che posso fare è mordere piano ad ogni stimolo troppo forte, ma sembra che i miei morsi le piacciano, tanto da spingere più a fondo il suo dito. Poi si ferma e sento ancora armeggiare lì sotto, solleticandomi, ed al posto del dito entrare qualcosa di più grande ma non troppo. Anche questo, prima freddo poi più caldo, inizia a vibrare ed a sommare tutte le percezioni che prese una per volta già potrebbero farmi impazzire. E non posso far altro che muovere la lingua e la bocca immersa in umori che scivolano tutto intorno al collo ed al naso, mentre le sue cosce si stringono sulle mie orecchie, e mi bloccano completamente in questa tortura in cui mi perdo e precipito sensazione dopo sensazione, ondata dopo un fremito ed ancora mani lungo il corpo, legato, bloccato, penetrato, invaso, conquistato, occupato con una violenza dolce e selvaggia, brutale ma morbida, incapace di darmi sofferenza per quanto sapientemente stimolato.

E comincio a gemere, all’unisono con le ondate di piacere, sommando i brividi alle vibrazioni, sollevando le anche in risposta alla rotazione che mi sembrava di sentire e che culminava in sferzate di sensazioni forti. Ma è prima Teresa ad urlare dopo aver mugolato insieme a me. Lei per prima ha raggiunto la vetta in questa corsa al piacere in cui io ho partecipato solo con la mia bocca, E scende da sopra la mia testa e mi affianca baciandomi e leccando tutte le mie labbra ed insinuando la lingua nella mia bocca socchiusa regalandomi il mio stesso sapore, che tante volte ho assaggiato, ora frammisto al suo che mi bagna tutto il viso. E mi stringe i seni e mi bacia. E questo sembra il momento giusto per venire, dopo aver sommato tutti gli stimoli a cui sono stata vittima. Mi lascio scappare un urlo proprio mentre i miei capezzoli vengono stretti tra le sue dita, insieme, ed urlo ripetendo “si, si, si” in preda a singhiozzi e fremiti e sussulti, ed infine fermarmi.

Dopo pochi secondi si fermano anche le vibrazioni a cui ero sottoposta, ed il silenzio torna nella stanza, seguito subito dopo dallo scioglimento di quei lacci che tenevano dentro di me quelle piccole macchine instancabili.

Ma rimango ancora con gli arti bloccati, ma con una maggiore libertà nonostante i nodi. Le sue mani ora si trasformano in carezze lungo tutto il corpo, quasi per togliere tutte le tensioni accumulate, in un silenzio che mi fa un po’ fischiare le orecchie. Ed ora è la sua lingua a percorrermi tutta, completamente con una lentezza che più che esasperarmi, mi fa chiedere tramite ogni centimetro di pelle, di volerne di più. Sono completamente esplorata dalla sua lingua, baciata e coccolata come una dea, ovunque, tra le dita dei piedi, tra le cosce, dietro le ginocchia, nelle orecchie, la fronte, le narici, il collo, le ascelle, tra le natiche, sopra e dentro di me ovunque.

Il tempo si ferma più volte, e questa terapia rilassante continua per minuti e minuti che non saprei quantificare, e mi culla lentamente verso un sonno subito dopo essere stata, con la bocca, sciolta dagli ultimi nodi. Finalmente libera, posso riaprire gli occhi e vedere il viso ed i capelli disordinati di Teresa sorridermi e teneramente baciarmi, corrisposta, mentre ci abbracciamo e scivoliamo in un oblio fino all’indomani.

L’indomani era un giorno lavorativo… Teresa mi butta giù dal letto alle 7 in punto con un “Sveglia pigrona! C’è il sole, gli uccellini cinguettano e l’ufficio ti aspetta… Ma noi non lo faremo aspettare!”

Dimenticavo… Teresa oltre ad essere mia collega era anche la mia capufficio…