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 Sento il suo peso tutto sopra di me, dentro di me il suo ingombro veloce, che urta e spreme e gonfia come un mantice, e penso di esplodere come una camera d’aria, se solo fossi una bambola. Le sue mani corrono esplorano nuotano sotto l’acqua calda scrosciante che sembra il diluvio universale, e questa cabina è l’arca che sembra ripararci dal mondo trasportandoci in posti nuovi per creare nuova vita. Si ferma di colpo, ho paura che stia raggiungendo l’orgasmo, ma io non voglio, non ora. Forse ha sentito qualche rumore da fuori, il gestore, o Amedeo o Penelope. La situazione che si sta creando potrebbe creare uno scompiglio nella calma estiva e torrida di quest’estate greca. Quasi non respirando tendo l’orecchio. Nulla sembra minacciare il nostro incontro. Allora rimanendo con la testa poggiata su di un lato, porto dietro di me la mano destra ed impugno l’asta stringendola alla base e tirandola fuori piano, poi con la sinistra arrivo al flacone della crema per il corpo che avevo portato e lo spremo per un paio di secondi sulla mia schiena, e lascio che il rivolo scivoli verso il basso come una slavina su di un campo innevato così che vada ad incunearsi e riempire quell’insenatura sotto la vita, dove ora scorre veloce. Questo fiume in piena ormai copre tutto il solco e sgocciola in fondo, non senza essersi soffermato nella piccola valle, profonda valle che ora brama di essere violata. E trascino il mio trofeo sopra e lungo il solco, ed immagino, con gli occhi della mente, che si imbianchi di crema e scivoli meglio nonostante l’acqua che vorrebbe lavare il pensiero stesso della violazione che ora pretendo di sopportare con il minor dolore possibile. Appoggio la punta e mi rilasso, pensando che lui possa spingere piano mentre mi mantiene i fianchi con la sua forza di animale; esita come se la nuova violazione potesse essere troppo audace, troppo volgare, forse. E muove il bacino come per dire di non voler entrare, e mi prende il polso per reinserire quel che tenevo, dove in precedenza si sentiva protetto ed a suo agio. Ma io non volevo altro che una completezza nel rapporto che andava oltre la logica di un primo incontro. E poiché devo essere io a comandare, stringo ancora di più e nel percepire il sangue muoversi e pulsare nelle sue vene, con un paio di dita inizio a penetrare le unghie nella sua carne come gli artigli di un aquila nel corpo di una lepre. Capisce che deve compiere il sacrificio se non vuole soffrire, e si arrende, lascia che rimetta al posto giusto la sua avanguardia e stavolta sono io a spingere, o meglio a tirare e piano lui entra. Scivola dentro con esperienza, pochi millimetri per volta, con audacia. Ormai non può sfuggire, lo trattengo come trattengo con facilità la sensazione attenuata di dolore e fastidio, come al solito. Tolgo la mano e lo lascio libero al suo destino che però è segnato, ed entra ancora lento, con una calma che mi sorprende ed incuriosisce. E ricomincia a muoversi con lo stesso ritmo di pochi minuti prima, ma non è più quella passione bella ed animalesca che mi aveva fatto sentire unica femmina del branco. Ora sono sottomessa come un nemico da punire, da far soffrire, da distruggere e da tormentare con mille pungoli. La sua forza nelle mani che mi stringono i fianchi è diversa dalle carezze gentili ed amorevoli di ormai troppi secondi orsono. Non mi bacia il collo soffiando nelle orecchie il suo fiato bagnato di aromi montani. Sembra solo violenza, cupa, forza bruta e primordiale, spasmodico ed irrefrenabile come un singhiozzo che ti toglie il fiato e ti regala dolore. Ma so che mi piacerà subito dopo, ed il dolore si trasforma in piacere, ed il piacere in qualcosa d’altro che non so definire. E confondo la sensazione aiutando il mio corpo ad andare oltre, tornando su binari più conosciuti della mia mano che cerca tra le mie gambe il mio fiore, il mio vero rigonfio punto che mi da il piacere che preferisco. E su quest’isola così piccola ma vasta per le sensazioni che mi dona, infierisco come mille volte ho fatto in passato, come sempre faccio quando le posizioni me lo permettono, quando ne ho voglia. E sono aiutata comunque da lui, che ce la mette tutta, e che crede di riuscire a montare in me non solo la femmina, ma anche il maschio, innaturalmente, forse. E sbagliando pensa di darmi piacere, ma solamente aiuta il mio che mi regalo, e che ora ad ondate, confuso a volte con le sensazioni del mio interno, trasmutate ormai in semplice godimento, si accumulano ed esplodono dapprima veloci, poi lente risalendo alla mia testa e facendomi dapprima ansimare sempre più forte ed infine gridare e liberarmi dal silenzio ormai opprimente di questa buia situazione. E mentre grido lui aumenta il ritmo più eccitato che mai, e la mia voce lo aiuta a capire se il movimento è giusto, ma non sa che non è lui, ma la mia mano a dettare le regole entrando in me dalla porta principale ed uscendo e girando intorno nel momento giusto. E capisco che è lui ora ad avvicinarsi allo stesso momento dal quale si era allontanato in precedenza, riluttante. Ed io, ancora una volta fuggo via e mi divincolo. E lo scaccio con una spinta e lui cade all’indietro e rimane seduto nella vasca. Come per un caso, la luce ritorna, e le piccole lampade colorate rimandano intorno la loro presenza, e lo guardo in faccia. Sembra arrabbiato, gli occhi mezzo chiusi come due imposte e mi fissa interrogativo. Lo vedo seguire i miei occhi mentre mi giro e mi inginocchio di fronte a lui. Gli do un bacio sfiorandogli le labbra, poi prendo in mano il sapone e glielo passo sul petto, e scendo ed impugnandolo di nuovo, ora muovo velocemente la mano piena di schiuma per prendermi cura di lui e del suo sesso, lavandolo e rendendolo di nuovo pronto per me. E muovo le mie ginocchia allargate per montargli sopra, e lui rimane seduto, ed io mi siedo sopra di lui quando sono nel punto giusto, mi accomodo con di nuovo lui dentro di me, per la strada maestra. Mi stringe ora la vita ed io gli passo le braccia attorno al collo e lo bacio e mi muovo e salgo e scendo e mi fermo, e poi risalgo ancora e così via, ed ancheggio come per accomodarmi meglio e sentire di più quella cosa che occupa tutto il mio volume disponibile. Lo stringo mentre mi muovo. So che devo dargli qualcosa e prendere in cambio la stessa sensazione che gli regalo. Lentamente mi muovo e lui cerca di controbattere i miei movimenti con movimenti contrari. Ora siamo un motore che gira insieme, e consumiamo energia e diamo calore con lo sfregare della nostra pelle. Ed è infine quello spasmo, quella vibrazione dei muscoli che si tendono, quel brivido che gli fa spalancare la bocca e tendere le gambe e dire qualcosa che non capisco oltre ad ansimare in un ultimo rauco rumore della gola. E si svuota in me, completamente, e sento riempirmi di liquido caldo. Chiudo la doccia. Voglio ora sentire respirare, voglio il fiato e l’ansimare, voglio i profumi corporei voglio sentire dentro di me scivolare via liquidi e rimpicciolire l’intruso; voglio rimanere abbracciata e sentire il suo corpo schiacciato dal mio. Quanti minuti ancora sono passati? Ma ora basta. Mi basta. Piano, con le membra anchilosate ci alziamo, e lui si poggia al muro e respira ancora velocemente e gli regalo ancora una volta qualcosa. Mi piego e gli prendo in bocca il piccolo amichetto, piano, succhiando quanto basta per assaggiare il suo sapore, quelle poche gocce di sapore che ancora gli rimanevano. Poi esco di corsa, dopo aver preso le mie cose, i miei vestiti bagnati, l’asciugamano, e come se mi vergognassi di qualcosa mi chiudo nella mia stanza e mi metto a letto, bagnata, piena, col sapore di lui in bocca, stanca. Un trambusto mi scuote dal rilassarmi: grida in corridoio, pugni su di una porta “Ma porca miseria!!! Ancora chiuso!!! Lo volete liberare il bagno? Sono due ore che aspetto!” BAM BAM pugni ancora e ancora. Era Amedeo… Mi affaccio alla porta e lo vedo: “Tesoro sei tornato?”. Lui entra e mi saluta “Ciao Amanda, cosa ti sei persa… Siamo stati benissimo al museo! Pensa che Pericle ha incontrato un suo amico ed è rimasto con lui. Io son dovuto stare con Penelope da solo. Poi ti racconto… scusa un attimo mi sembra che si sia liberato il bagno devo farmi una doccia….” Svicola via mentre gli sto rispondendo. Sento di nuovo la porta chiudersi di colpo” ed ancora urla “Allora! Vuoi uscire maledizione!”. Capisco cosa succede allora mi affaccio in corridoio e gli dico “Amedeuccio! Vieni a fartela qui la doccia che staremo più stretti… ti aiuto io ad insaponarti” e così dicendo mi sfilo l’accappatoio. Lui, come Garibaldi, obbedisce.
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 Sento che Pericle ogni tanto fa piccole flessioni sulle ginocchia, forse è scomodo o forse sta perdendo l’equilibrio, o forse sta raggiungendo l’orgasmo. Modifico il mio ritmo, rallento fino a fermarmi. La mia bocca è piena e solo la lingua gira intorno piano quella verga calda che sento pulsare. L’acqua mi cade in testa, trattenuta dalle sue mani, ma non si muovono, come se sapesse che non mi piace essere forzata a seguire ritmi che non mi sono naturali. Mi sfiora i capelli, e gli occhi, che tengo chiusi, dolcemente. Con la mano sinistra gli accarezzo una natica e la stringo come se la stessi massaggiando. La destra scende verso la caviglia e risale, scivolosa ed intraprendente, sale lungo la sua coscia muscolosa in tensione, e sale per prendere e sostenere il caldo fardello per giocarci piano col palmo pieno, soppesante, scherzoso con le due rotonde e lisce parti che faccio muovere con movimenti del polso. Poi da conquistatrice perversa e curiosa, con la mano piena, allungo il medio fino a raggiungere in alto quella stretta parte di lui che forse non si aspettava insistessi nel penetrare. Si rilassa pochi secondi dopo, lasciandomi entrare facilmente il polpastrello, che carezza sfiora e gira le sue pareti interne allo stessa frequenza della mia lingua che gusta le gocce salate che riesce a spremere. Ma non credo questi giochini gli piacciano. Si divincola dolcemente dalle mie prese, mi mette le mani sotto le ascelle e mi tira su trascinandomi verso l’alto, e mi bacia di nuovo. La sua lingua ora viola di nuovo il mio palato, e lascia che le nostre dentature si scontrino provocando un rumore ed una vibrazione nella testa che non è piacevole, ma solo emblema di una passione che potrebbe diventare violenza. Sento che, sotto, mentre le sue braccia mi stringono, vuole entrare e cerca una strada che non trova, come una bestia impazzita spinge, scende, oscilla. “Aspetta” gli dico. All’angolo della doccia, formato nella plastica che lo compone c’è un comodo sedile sul quale mi sistemo allargando le gambe prendendogli il sesso e stringendo lo trascino come un cagnolino al guinzaglio e lo costringo a scendere ed inginocchiarsi di fronte a me, poi lo tiro avvicinandolo alla mia entrata mentre con due dita della sinistra divarico le grandi labbra. Lo tiro fino a poggiare la sua punta sull’ingresso che sto preparando, strofinandolo sul mio apice, e lo muovo in alto ed in basso premendo impercettibilmente sempre di più ed ogni volta un decimo di millimetro sempre più dentro. Ma lui si stanca di questo gioco e spinge con forza, spinge finché non trattengo più il suo ariete e lascio di colpo libero che entri. Fa il suo ingresso di pochi centimetri poi sempre più, esce e rientra, esce ed ancora penetra in profondità. E’ grande, lo sento eccome ed anche se sono eccitata da morire, umida e scivolosa dentro e fuori, fatico a scacciare dal mio cervello la sensazione di bruciore. Ma come volle la natura, questa sgradevole impressione termina, e prende il suo posto il piacere, puro, importante, grande, e mi fa stringere per riflesso le cosce e le gambe attorno al suo corpo al quale sono stretta forte, più forte che posso, ed affondo i denti su di una sua clavicola e succhio e bacio e passo la lingua ingoiando l’acqua calda che continua a scendere su di noi, ed artiglio la schiena ed i suoi glutei, e pianto le unghie nella carne mentre guardo il suo viso nella penombra a cui mi sto abituando e lo vedo godere, estasiato in viso, corrugato in uno sforzo naturale, e mi rilasso, distaccandomi e gettandomi completamente indietro, poggiata allo schienale, quasi allontanandomi il più possibile, con sempre lui al mio interno e vedere i suoi muscoli contrarsi e scattare, le sue braccia stringermi i fianchi e vedo in lui l’animale, e io la sua femmina. Tiro su le ginocchia, e così facendo lui sprofonda di più, ma continuo puntando i piedi sul suo petto e spingo via, staccandolo da me. Lui mi guarda interrogativo, ma io mi alzo e rispondendogli in silenzio mi giro, poggio le mani sul sedile e mi inchino inginocchiandomi, piegando le braccia e posandovi sopra la fronte Così mi offro, inarcando il sedere ed allargando le cosce, per fargli capire che sono anch’io un animale, e che mi deve montare. Allora si china su di me, poggia la bocca e bacia la schiena, e scende, e con la lingua assaggia tutta me stessa con forza, dentro intorno fuori e poi ancora dentro e fa strani rumori con la bocca e l’acqua che scende ed io che dilato il più possibile offrendomi ed incitando al suo sguardo ed al suo gusto, ondeggiando lenta come per allontanare dal mio corpo il mio odore e richiamare il branco ed essere posseduta dal capo. Ed il capo intende, e sale su di me, e con semplicità entra, di nuovo, come se fosse la sola cosa che sapesse fare, mi pone le mani sui fianchi e stringe, poi risale la schiena , mi prende il collo e senza violenza mi solleva la testa e la gira per fissarmi in quella penombra piovosa, mentre spinge sempre più arrivando in fondo. “Fermati!” Penso dentro di me, “non puoi più entrare, non c’è più spazio in me!”, ma come se lui ascoltasse i miei pensieri, facendo esattamente il contrario, entra straordinariamente ancora un po’ di più. Assurdo sesso, assurdi noi in questo assurdo posto immerso nell’acqua. Ora mi circonda con le braccia e mi stringe forte, e con le braccia incrociate sul mio petto mi prende i seni con le mani e sfiora tra le dita i capezzoli e spreme senza farmi male mentre sopra di me ansima e sento il suo respiro nelle orecchie e sul collo e mi è sopra come una coperta ricoprendomi tutta sormontandomi come una pelle d’orso sul corpo di una squaw. Ma anche adesso non c’è violenza, ma come un onda sale scende inarco mi abbasso, scivolo risalgo apro la bocca e lascio entrare acqua, e gli mordo una mano, e ne succhio un dito, e lecco un avambraccio e sento che mi scava dentro e mi sprofonda e precipito alzando ancora fino al’inverosimile il mio sedere, spalancata, dilaniata, ferita, ricolma, rigonfia, viva.
Fine della seconda parte - continua
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 Al ritorno delle ferie, si ricomincia con la vita normale, ma qualcosa da raccontare, ovviamente, ce l’ho. Io ed Amedeo ce n’eravamo andati in un bed&breakfast vicino Atene, in una località strategica per quanto riguarda l’andare per musei senza viaggiare troppo per le strade non eccessivamente comode di questa bellissima nazione. L’appartamento era situato in una graziosa casetta in periferia, monofamigliare, pulita ed allegra. La coppia di anziani che la gestiva si erano dimostrata molto accogliente e scherzosa. Le camere fornite di bagno, erano abbastanza spaziose, ma con un’unica pecca: il bagno non aveva una doccia molto comoda, in quanto era ricavato, come accade molto spesso, in un angolo della stanza, quindi angusto e poco aerato. C’era però una grande camera con un grande bagno ed una bellissima doccia, supermoderna, ampia e dotata dei comfort che vanno di moda al giorno d’oggi. La casa ospitava anche un’altra giovane e bella coppia, greca, simpatica, dai nomi incomprensibili, per me. Lui somigliava al busto di Pericle che ricordo dai libri di scuola media, bello alto e barbuto, dal naso importante. Lei dai tratti netti gli occhi neri profondissimi ed i capelli lunghi neri ed ondulati. Mi ricordava semplicemente, Penelope e così la chiamerò. Una mattina Amedeo, che fa presto a farsi amici, e chiacchiera chiacchiera con un incrocio di lingue dialetti e gesticolazioni, decide di andare a vedere un museo di vasellame antico del quale non me ne poteva importare meno. D’accordo per le grandi opere d’arte, statue, monili d’oro, metalli preziosi; ma il vasellame non mi interessa proprio. “vacci tu” gli dico la mattina stirandomi nel letto come una gatta e facendo la voce sensuale. “voglio passare la giornata a farmi bella e poltrire in pace”. Allungo il braccio e lo tocco giocherellando con i suoi boxer; “e poi stanotte festeggiamo qualcosa di bello”. “Ok”, risponde lui, “allora se non ti dispiace ci vado con Penelope e Pericle, che mi avevano detto che ci sarebbero voluti andare”. “non mi dispiace certo, vai e divertiti, e non ti stancare troppo che stanotte ti voglio in forze”… Dopo la ricca colazione partono tutti e tre, ed io lesta lesta me ne vado nella stanza della bella doccia, dove poter rimanere in pace per tutti i miei comodi. Chiudo le imposte, spengo la luce ed entro nella cabina ancora vestita di mutandine e maglietta. Regolo la temperatura, la luce colorata ed il sottofondo musicale. Spingo a casaccio i tasti che fanno scegliere l’aroma ed apro l’acqua. Il getto sottile come una pioggerellina primaverile inizia a cadermi addosso. Adoro iniziare la doccia vestita e poi togliermi gli indumenti zuppi e lasciarli cadere nel fondo della vasca. Alzo il viso verso il getto e chiudo gli occhi languidamente mentre mi sfilo la maglietta e la getto via. Poi, sempre ad occhi chiusi sfilo le mutandine lasciandole all’altezza delle ginocchia e poi ancheggiando lascio che cadano anch’esse. Prendo la saponetta profumata e la me la strofino a partire dal viso, il collo, i seni, le braccia, la pancia ed il cespuglietto. Indugio ed insisto come al solito giocando con i peli e lasciando che si ricoprano di uno strato di soffice schiuma, e poi spingo in profondità fino ad entrare un pochino tra le labbra che subito si fanno da parte e lasciano che la saponetta e le dita entrino per bene. Passo la saponetta nella mano sinistra e con le dita della destra mi gingillo su quel piccolo fiorellino che pian piano si fa sentire e più lo tocco e più sento quel piacere montare dentro di me. E giro giro intorno ad esso, e chiudo gli occhi e mi mordicchio il labbro inferiore e con la lingua li umetto e mi riempio la bocca dell’acqua che continua a cadermi addosso. Improvvisamente va via la luce e rimango praticamente al buio. Solo un paio di righe di luce solare penetrano dalle imposte abbassate. E proprio mentre sento il piacere avvicinarsi all’apice, una sensazione strana mi prende, ed anche paura. La porta del bagno si apre e nella luce che entra vedo una sagoma alta che fa il suo ingresso e richiude la porta. Non è quel porco di Amedeo, come per un attimo ho pensato fosse. La silhouette è più bella alta e muscolosa. Apre piano la porta e mi fa “Kalimera Amanda…” e qualche altra parola che non capisco, ma la sua voce è gentile, pacata, bella profonda. Entra. Lo sento abbracciarmi e posare la sua bocca sul mio collo. E’ nudo ed eccitato. Sento sulla mia pancia quella ingombrante presenza che fa come da respingente caldo e forte. Sarà stato per il fatto che quel che stavo facendo mi aveva messo in uno stato di eccitazione, calma, rilassamento e desiderio, ma rispondo al bacio chinando la testa verso il suo petto che percepisco forte ed ampio. Poi lui mi mette una mano sotto il mento dopo averla trascinata su di un mio fianco e mi fa alzare la faccia sulla quale lui poggia la sua bocca che subito scivola verso la mia. Insieme le apriamo e lasciamo vivere le lingue, prima poco, poi tanto, quel che basta per esplorarci le labbra ed i denti, che sento lisci. Così in questa semi oscurità, sotto l’acqua calda e gli aromi, sento il suo fiato di caffè e lascio scendere la mano destra sotto di me, e prendo gentilmente in mano il suo caldo ingombro. E così rimango, muovendo piano il braccio e le dita e sentendo le sue braccia stringermi mentre continuiamo a baciarci . La mia mano stringe delicatamente e mentre muove scende più giù a raccogliere al di sotto con il palmo a conca quella morbida pelle e quel che contiene. Mi accuccio scivolando via dalla stretta forte ma non salda sulla mia schiena bagnata, e strofino il mio viso e le guance tutto sopra ed intorno il suo basso ventre. Sento il naso incrociarsi con corti peli e calde vene ed apro la bocca e con la lingua cerco di leccare tutto quello che tocco e che so che c’è. L’acqua mi da sensazioni che aumentano i brividi di piacere mentre con la bocca piena succhio senza respirare e poi respiro e soffio e gioco con le guance ed i denti e le mani. Con la sinistra mi tocco con forza al ritmo del mio succhiare, sempre rimanendo con le ginocchia piegate ma con il baricentro stabile e ben poggiata al corpo forte che sto quasi mangiando. E spingo le mie dita più a fondo possibile dentro di me.
Fine della prima parte - continua
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Ero ferma, seduta sul suo viso, o meglio mi muovevo un poco, gli occhi chiusi per sentire meglio quello che Amedeo mi stava facendo con la bocca e, più a fondo, con la lingua. Solo un minimo di solletico con la barba, tutt’intorno ed all’interno delle cosce. Il naso a patata era comodo ed insinuante, la sua mano destra mi teneva spostato un lembo di quel sottile merletto rosso che mi ricopriva, per stare direttamente a contatto con la pelle ed i miei umori. La mano sinistra stringeva un gluteo e lasciava e stringeva ed accarezzava. Mugolava dicendo a bassa voce “Amanda amore mio che buon sapore hai, che buon odore, come sei soffice con questi peletti ricciolini. Sei la più bella del mondo…”. “E tu sei un gran porco!”, ma ormai mi ero scaldata anche troppo. Le sensazioni salivano alla testa a fiotti, il piacere montava dal basso ventre fino alle meningi e sentivo farmi rossa in viso, pulsarmi il sangue ed aumentare i battiti. “Aspetta ancora, fammi mettere meglio” gli dico sollevandomi. Mi sfilo le mutandine e mi risiedo come prima, dandogli la schiena. Mi curvo in avanti lentamente, offrendo meglio quel che possiedo. Mi ritrovo di fronte i suoi calzoni corti che comincio a toccare. Mi appoggio con la sinistra al letto e con la destra infilo sotto la cintura, con una lieta sorpresa. “Ma… non hai gli slip!” dico; “Tesoro mio fa caldo…” risponde con parole distorte e quasi incomprensibili mentre continuava a muovere la lingua e fare strani versi. La mano incontra subito carne dura calda e morbida, che impugno lentamente accarezzando. Era completamente liscio e depilato sotto il pube, il porco…” Ma come”, gli faccio scorbutica ”dopo tanti discorsi sui cespuglietti, tu tradisci la causa?” e lui sempre bofonchiando “Così sembra più lungo, e poi ho tosato solo le parti importanti!”. Ma si chisseneimporta. Sbottono velocemente la patta e tiro giù i calzoncini oltre le ginocchia. Mi abbasso e mi do da fare anch’io. Non è grande ma un poco tozzo, piacevole a giocarci con la pelle, scoprendo la punta rosa viscida. La tocco con un dito per distribuire quelle gocce di liquido appiccicaticcio ed assaggio con la punta della lingua. Buono, salatino, si può fare… Rilasso la lingua ed apro la bocca. Con le mani carezzo tutto e prendo sotto, sollevando quella borsetta piena e tonda, liscia e delicata. Mi piace la sensazione di avere la bocca piena, mi piace chiudere gli occhi e passare in rassegna tutte le sensazioni, e muovermi e sentirmi stretta a mani e braccia forti, e toccare i muscoli delle gambe che sembrano scuotersi da strane vibrazioni e movimenti elettrici. E sto bene quando muovo il viso strofinandolo dappertutto su quello che tengo tra le mani piene, e baciare e succhiare e leccare. Ma ora basta, non devo continuare. So come va a finire se non riesco a rallentare. Il gioco è bello quando dura molto! Amedeo è un poeta. Mi aveva sempre detto “Amanda, il giorno che faremo l’amore, sarò capace di rimanere dentro di te e declamarti una poesia che inventerò sul momento”. Ed io rispondevo “toglitelo dalla mente, sei solo un amico e nulla di più!”. Eppure stava dicendo qualcosa, a bocca piena, lo sentivo da lontano, cincischiava e sospirava e deglutiva. Mi fermo, sollevo la testa e stringo forte con una mano, ma non troppo, il suo amichetto, come lui lo chiamava. Con forza mi trascino via dalla sua bocca, non senza un po’ di rimpianto. Lascio una scia umida sul suo petto villoso, come una lumaca, e scendo dal letto. Lo guardo negli occhi e con uno sguardo severo gli dico “Ti ricordi quando mi dicesti che mi avresti declamato una poesia quando lo avremmo fatto? Bene ora ci siamo, caro porco di un poeta!”. E guardandolo sempre fisso negli occhi, risalgo sopra di lui, poggiando le ginocchia sul letto, glielo prendo di nuovo con il palmo della mano destra e comincio a muoverlo strofinandolo sul cespuglietto, poi dopo averci giocato ancora intorno e sopra e sotto, per un paio di interminabili minuti, poggio la punta nella direzione giusta e piano piano scendo, delicatamente, aiutandomi con le gambe, sollevandomi e scendendo, in movimenti di cui sono assoluta padrona. Sprofonda agevolmente, entra tutto e lo sento, si, lo sento. E mi piace. Muovo le anche in tutte le direzioni mentre resto appoggiata con le mani sui suoi pettorali. Lui mi stringe la vita, poi risale carezzandomi i seni e stringendoli, poi si mette seduto e me li bacia e succhia, poi sale fino a baciare il collo e sento le sue mani sulla mia nuca e la stringe. Si muove anche lui, lento, con esperienza. Sa farlo e lo sento sempre più, caldo, importante, ingombrante. Con le dita scende per la schiena e tocca più giù e gioca con il buchino, e mi tira per gioco i peletti. Lo ri-spingo giù “Rilassati che al resto ci penso io. Ora dimmi la poesia!” Lo tengo fermo di nuovo per i pettorali. Lo tengo per i capezzoli e lo fisso con occhi di sfida. “Amanda, languida creatura calda di mille soli tropicali, essere acquatico pesce ed alga che mi togli la vita; spira di serpente nel quale soffoco d’amore, cavallo e cavaliere che ondeggiano al suono di melodie ammalianti.” Mi muovo su e giù piano piano pianissimo “Fiore dei giardini profumato di notti d’oriente; Bocca di miele caldo di frutta e piante rare; boccone salato di pane di semi scomparsi” oscillo a destra e sinistra ancheggiando lentissimamente sento che il mio orgasmo si avvicina; sta salendo, eccolo…“Orbita di pianeti che vivono delle stagioni calde di galassie lontane ”. Ruoto il bacino più velocemente “Io sono il vulcano che… erutta fiamme e…..lava … e amore…perché…. Sei …tutta…” lo sento venire subito dopo aver io vibrato per il piacere. E sento quella sensazione che ho provato tante volte e mi fa sentire amata “…sei tutta la mia vita! Si, si” . Mi fermo e scendo con il viso verso il suo. Lo bacio piano sulla bocca. Lui mi bacia. Rimaniamo così per qualche minuto mentre lui mi ripete “ti amo”, non so quante volte. Respiriamo insieme per un po’. Mi sento colare via liquidi vitali. Mi piace… Mi rialzo mentre lo lascio riposare. So che a lui piace addormentarsi, dopo. Me l’aveva detto tante volte. Lo guardo e ci ripenso: non mi sembra vero di averlo fatto, ma non me ne pento. Mi inginocchio e con tre dita sollevo il suo piccolo piccolo amichetto e lo bacio, poi apro la bocca come per ingoiarlo tutto. Sa di acido e di salato. Muovo la lingua per qualche secondo, poi mi fermo. Sembra non ci sia alcun effetto. Peccato! Vado in cucina a preparare qualcosa da mangiare e poi stanotte chissà: per il momento sta dormendo. Fa sempre caldo, anche se l’aria fresca della sera rallegra questa sera di luglio. E quando si risveglierà gli chiederò di riparare il condizionatore, ed andare insieme in vacanza. Lui sa un po’ di greco… Andremo in Grecia.
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 Io ho un amico, Amedeo, un caro amico nonostante l'età. E' più vecchio (o come dice lui, "diversamente giovane") di me di una ventina di anni, ma dopotutto non li dimostra i suoi 50. Ha una barba non folta, gli occhietti dietro un paio di lenti ed un naso a patata. Ha però una bella bocca, spalle larghe ed un bel paio di gambe (ne va fiero come Bukowsky). Ha sempre la risposta pronta e quando ho un problema mi rivolgo a lui. Di solito me lo risolve, ed ascolta tutto quello che gli dico, e se ho qualcosa che non va, io piango e lui mi asciuga le lacrime con un bacetto. Gli voglio bene, e lui è innamorato di me da tanti anni, fin da quando ero una teenager. Me l'ha detto, ma ci rido su. Sabato scorso l'avevo chiamato perché in casa avevo dei problemi con il condizionatore. Chi meglio di lui per fare due chiacchiere e mettere a posto la macchina malfunzionante? Nonostante il caldo di questi giorni, in casa stavo con i jeans attillati, da cui spuntavano degli slip rossi merlettati, molto seducenti. Una canottierina grigia un po' scollata e corta fino all'ombelico, indossata su di un reggiseno bianco che mi accentuava il balconcino. Non potevo mostrarmi con canottiera e mutandine, come di solito vesto in casa. Non volevo stimolarlo visivamente. E' il mio migliore amico, che diavolo!!! Lui arriva, lo faccio entrare e lo saluto con un bacino. Lui ha calzoni corti multitasche e canottiera nera che mette in mostra braccia non eccessivamente muscolose. Mi sorride e si mette subito al lavoro. Ha capito subito il problema e va in camera da letto, sale sulla scala ed inizia a smontare qualcosa... non è che capisca molto quello che fa, ma mi fido... "Amanda vieni un attimo a darmi una mano!" mi chiede. "Aiutami a tenere fermo questo sportellino mentre attacco i fili...". Scende e mi fa salire sulla scala. Lo percepisco senza vederlo che mi sta fissando il sedere mentre salgo, o meglio fissa la mia carne intorno agli slip rossi. Ok, ci sono abituata. "tieni aperto li e fammi un po' di spazio che salgo. Mi raccomando non lo lasciare o si rompe tutto" Obbedisco ed alzo ambedue le braccia per adempiere al compito e mantenere lo sportello. Amedeo sale dopo di me e sento il suo corpo caldo dietro il mio che mi sfiora con gentilezza. Si ferma un paio di gradini sotto quello sul quale sono io. Io sono immobilizzata in questa posizione non troppo comoda. Amedeo respira sul mio collo "Dio mio Amanda, hai un profumo fantastico!" e mette il suo naso a patata proprio sotto l'ascella sinistra. "Sto impazzendo per il tuo profumo" e mi bacia i pochi peli scuri ormai bagnati dal sudore. "Dai lasciami fare". "Fermati dai mi fai il solletico, non fare il porco" gli dico, ma lui getta il cacciavite in terra e comincia a leccare tutto il sudore mentre le mani passano sotto la canottiera, si infilano sotto il reggiseno, alzandolo e con le mani a coppa, mi stringe i seni. Non posso muovermi, ho paura che se lascio lo sportello, possa cadere e noi con esso. "Dai, lasciami fare non lasciare lo sportello...". Va bene è un amico, solo un amico, ma quando mi stringe lentamente e sapientemente i capezzoli non riesco a non provare piacere. Lui sembra impazzito veramente per il mio odore, Passa da un'ascella all'altra, mi bacia, lecca tutt'intorno, risale sul collo e bacia ancora. Sudo di più mentre lo sento muoversi, in questa posizione strana, chiudo gli occhi mentre lui con la destra mi carezza la pancia. "Amanda, te l'ho detto mille volte, ti amo da sempre, mi fai impazzire... lasciati amare ti prego...". Non so cosa rispondergli e dico piano "fermati stupido, dai non fare così" ma non lo dico con convinzione. Cosa è l'amicizia? Non è solo dire cazzate, ridere e mangiare una pizza insieme. E' qualcosa che va oltre, e anche se mi sentivo un po' violentata, sapevo che mi amava e che non voleva farmi del male. Ma non era il solito amico di sempre. Le mie gambe sbattevano su di un piolo, le mie braccia erano forzatamente in alto. Non stavo bene. "Fermati ti prego, sto scomoda, mi fai male!" gli dico. Lui si fermò subito. "Scusami" mi disse con un filo di voce. Sentivo dietro di me che era eccitato, ed era una novità capire che anche lui e la sua sessualità ora erano così presenti, così violenti ma indifesi. Scese dalla scala. Io richiusi lo sportello e ricomponendomi, ridiscesi i gradini. Poi mi girai e lo guardai in viso. Sembrava frastornato, mortificato, un po' paonazzo. Ma anche visibilmente eccitato. "mi hai fatto male" gli dico; ma non sopporto vederlo soffrire, so che non è cattivo, so che gli voglio bene. Mi siedo sul letto. "Sdraiati qui e rilassati". E' obbediente come al solito. "Ti capisco dopotutto... una bella ragazza come me ti può far perdere la testa, ma devi rimanere calmo" cerco di sdrammatizzare "no, non puoi capire" risponde lui con gli occhi lucidi. "ne sei sicuro?" mi chino su di lui e gli do' un bacio sulle labbra, delicatamente, poi un altro ad un angolo della bocca "proprio sicuro sicuro?" sussurro in un orecchio. Gli prendo le mani con le mie e gliele porto sopra la testa, stirandole e strofinandomi sul suo viso. "Sono morto, sono in paradiso" scherza. E' caldo e comodo quando mi metto a cavalcioni su di lui, rilassatissimo. Ha un buon odore, diverso dai ragazzi che ho avuto. Forse più da uomo. Lo sento sotto di me, pronto. Mi rialzo mettendomi in piedi. "aspetta" gli dico. Mi tolgo i jeans. Lui mi osserva fisso. Mi tolgo il reggiseno sfilandolo da sotto la canottiera madida di sudore. So che a lui piace. "Dici che ti piace il mio profumo? Allora aspetta ancora per il paradiso..." Sono sudatissima. l'aria è calda, il condizionatore non funziona. Mi tiro su gli slip umidissimi perchè siano più attillati, Salgo sul letto e mi siedo sulla sua faccia. Pizzica un po'. Lo sento respirare profondamente... Ho paura gli venga un infarto!
(Continua...)
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L'appuntamento con la mia amica Antonia era sotto casa mia. Non vado al mare da sola in quanto ho imparato che per starsene in pace è meglio essere almeno in due. La domenica mi voglio rilassare... Partiamo abbastanza presto con la sua piccola auto nera e non fatichiamo a trovare parcheggio nella zona non riservata alle famiglie. Dicono che in questa parte ci siano solo nudisti, ma non è vero, e poi a ben vedere ci si accorge che gli unici veri nudisti sono gay. Niente da dire... anch'io sono bisex, ma il fatto che ci siano pochissime donne mi mette un po' a disagio. Svolgiamo i nostri teli da mare e ci spogliamo. Antonia rimane con un tanga a righine orizzontali multicolore, io invece preferisco indossare un sottile short brasiliano bianco, quello che lascia scoperta la parte bassa delle chiappette. Penso che stiano meglio sul mio corpo. Il pezzo sopra è bandito assolutamente! Come al solito intorno al nostro posto si adagiano un certo numero di uomini e ragazzi che hanno un po' di soggezione nei nostri confronti, e magari aspettano qualche cenno di invito. Poi i pappagalli veri e propri arriveranno in seguito... Cominciamo a spalmarci l'olio abbronzante. Mi accorgo di come i maschietti ci fissino inebetiti: Comincio io su di Antonia adagiata prona. Le alzo i capelli castani con una lunga coda, e mi siedo sul suo sedere. Le spruzzo un poco di olio sulla schiena ed i fianchi e mi do da fare con lenti e delicati movimenti delle mani. Indugio sui fianchi come se volessi stringerla, passo sulla spina dorsale fino sul collo e le orecchie e sempre lentamente passo sulle braccia e sotto le ascelle sfiorandole i seni. Poi mi tolgo e comincio a lavorare sulle gambe. Mi piace massaggiare un bel corpo femminile. Dai piedi salgo sulle caviglie, l'incavo delle ginocchia e le cosce sfiorando l'inguine e forzando per bene i glutei. Sposto quel poco di perizoma che la copre ed ungo per bene alcune parti rimaste bianche. E' soffice, liscia, morbida e si sta lentamente scaldando al sole che si fa sempre più forte. La giro e inizio a soffermarmi sui seni. Mi piacciono molto i suoi capezzoli che pur essendo piccoli, si inturgidiscono subito quando passo sopra ad oliarli. Massaggio lentamente e circolarmente e risalgo al loro centro, sfioro il collo le clavicole e scendo per le braccia e le mani, intreccio le dita e risalgo passando all'altro braccio. Scendo sull'addome piatto con un moto rotatorio intorno all'ombelico che accarezzo con il medio. Scendo ancora ed infilo, non troppo, le dita sotto il cordino sottile del tanga che ricopre il monte di venere. Sfioro solo quella pelle liscia. Lei al contrario di me si depila... Unisco i pollici e massaggio tutt'intorno: non siamo mica qui per fare certi giochi con tutti quelli che ci stanno guardando... Un paio di ragazzi stanno facendo scivolare una mano sotto il loro corpo. Penso di immaginare perché. Senza più sfiorare le parti nascoste, sempre con lentezza vado sulle cosce e scendo e risalgo tra le ginocchia e l'inguine e sotto sulle gambe ed i piedi. Ormai e' tutta completamente oliata (ed eccitata... penso). Tocca a me ora sdraiarmi. Lei mi è sopra il sedere e ripercorre tutte le strade che io ho percorso su di lei. Antonia si sofferma però un po' di più sul mio sederino. Fa scendere quel tanto che basta il costume ben più coprente del suo ed impasta le mia carne come se fosse una pezzo di pasta fatta in casa, poi fa scivolare un dito lungo il mio solco, ma senza arrivare alla "meta". Io rabbrividisco sotto le sue dita. Con gli occhi socchiusi vedo che qualcuno si sta avvicinando, ed allora sussurro ad Antonia di non continuare. Ora passa alle cosce e mi sfiora ancora il loro interno dove inizia la mia folta peluria. Io inarco senza volerlo il mio sedere e la mia amica mi da uno sculaccione per farmi rimettere a posto... Già! un po' di contegno!!! Mi gira prendendomi per i fianchi e punta subito ai capezzoli. Gira gira ed impasta ancora, e passa al collo e ridiscende e risale. Il profumo di olio al sandalo mi eccita e sento anche al basso ventre qualcosa che mi sta iniziando a ronzare. Forse le famose farfalle nello stomaco o le farfalle sulla farfallina? E la mia amica insiste con i pollici ben unti sfiora sotto l'elastico che mi attornia le cosce e lì sotto, credendo di non essere vista dagli spettatori allupati, comincia a giocare con il mio cespuglietto, poi con la sinistra alza il mio costume sotto l'ombelico e con la destra a mano piena, a coppa, da' una palpatona ungendomi tutti i peletti, cosa che non sopporto! Poi ride e si butta giù sul telo. Le dico soffiando: "sei una stronza!" e rido anch'io... Ho la sensazione che almeno uno di quelli che osserva si sia trastullato fino in fondo...
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 Mi piace scrivere le mie storie, perché mi eccito a farlo. Ecco come faccio. Prima di tutto mi spoglio quasi completamente e mi metto a letto, con un paio di candele profumate che spandono intorno un aroma che mi rilassi. La sola luce è proprio quella di queste due fiammelle tremolanti. Poi mi comincio ad accarezzare, stimolando ricordi e sensazioni che affiorano alla testa e come un flash rivedo e trasformo in continue variazioni sul tema. Penso a quella volta con X poi alla volta con Y e Z, finché decido che tutto ciò che ho vissuto in quei momenti, potrei portarlo sulla carta. Allora mi siedo alla scrivania, accendo un abat-jour e prendo un paio di fogli di carta bianca quadrettata, e la mia penna. Questa penna è un po’ particolare. Mi fu regalata da un amico alcuni anni fa, e venne acquistata in un sexy shop. La forma è ovviamente fallica, nera lucida, comoda e leggera da impugnare. Anatomica quel tanto che basti per suscitare impressioni piacevoli quando penso alla frase da scrivere e la tengo in bocca. Più esplicitamente invece di dire che si tratta di una penna forma di fallo, direi che è proprio un organo sessuale maschile plastico scrivente. E mentre penso gioco con la bocca e con le labbra succhio un po’ come tutti fanno con la penna o la matita normali. Ogni svolazzo è un film già visto, un punto focale sul quale il mio sguardo poggia, un grande grissino da succhiare e mordere e poi riporre nel portapenne. Questo supporto ha invece la forma del sesso femminile, una di quelle vulve di silicone che aiutano alcuni ragazzi timidi a far pratica. Quando non scrivo, la penna è lì ferma, morta, non si muove, non penetra in movimenti lenti nel suo calamaio, non da piacere alla sua base di finta carne, freddo simulacro della fonte di gioia maschile. Ma prende vita, la penna, quando voglio, e la impugno e la strofino sul viso, ed intorno al collo. Si, inizio ad eccitarmi man mano vada avanti con la storia, al punto di sentire una specie di calore in basso ed in viso, come se il sangue mi stesse pulsando e martellando vene e muscoli. Allora mi tiro giù le mutandine fin sopra le ginocchia ed allargo le gambe per non farle scivolare via tendendo il loro elastico. Con la sinistra mi carezzo tra le cosce cercando di allentare la tensione, mentre con il retro della penna (quella più anatomica) in bocca, muovo la lingua e sento la penna sul palato e più giù. E scrivo, come sto facendo adesso, delicatamente, come per non far male alla carta, senza spingere, e prima di scrivere una frase molto rievocativa ed erotica, rimetto la penna in bocca, la bagno di saliva e la porto in mezzo alle gambe, dove teneramente, come se fosse un cucciolo, inizio ad introdurla nella mia calda ed umida fessura. Ed il mio cervello come una macchinetta pensante, assorbe dall’aria nuove frasi, e le elabora, e quando le trasforma in una frase compiuta, estraggo la penna e scrivo. Al punto, riporto verso il basso questo utile aggeggio ed infilo di nuovo, e così via con nuovi impulsi e nuove frasi. Spesso, ad un punto importante, indugio e muovo con maggiore forza, spingendo più a fondo con un ritmo di nenia e le mie dita sfiorano la calda entrata ormai molto bagnata dal mio troppo fantasticare. Alterno di volta in volta con la mia bocca al fine di sentirmi completamente coinvolta: il mio alto ed il mio basso, insieme, collegati da un gesto come ponte tra il pensiero e l’azione. Sarà perché non riesco a rimanere senza stimoli, ma lo scrivere troppo a lungo può essere come dimenticare quella mia parte che palpita e si scalda irrorata di sangue per pensieri riflessi, mi fermo a cibare quella insaziabile vorace seconda bocca, ben dotata anche lei di labbra. E continuo frenetica ad introdurre e spingere con ritmi sempre maggiori, ascoltando il battito del mio cuore e quel rumore simile ad uno sciabordìo della mia carne e pelle bagnata. E sottolineo i miei pensieri con ritmi diversi e dondolanti tra il ricordo e la fantasia. Fino al termine del raccontino, quando metto un punto liberatorio subito dopo il primo o secondo orgasmo dal quale fuoriesco come svegliandomi da un sogno erotico. Infine tiro su la testa e riapro gli occhi, e rimetto la penna a posto, reinfilandola nel suo supporto di forma femminile. Stranamente sembra che entri con facilità, come se fosse lubrificato, e percepisco un sussulto da esso. Potenza della suggestione?
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 Così bloccata, inerme, passiva, ferma con i miei pensieri e la mia immaginazione, in quel buio in cui sono immersa, in quell’atmosfera ovattata in cui galleggio, concentrata a leccare e suggere quella carne che mi sento poggiata e strusciante sul mio viso, tesa a comprendere ogni minimo segno di piacere mio ed altrui, rilasso tutti i muscoli e poi li contraggo. Ma le sensazioni vanno ora a cambiare. Inizio a sentirmi penetrare da qualcosa di grande e freddo, prima piano poi più decisamente, entra ed esce poco per volta, prima pochi centimetri poi niente, poi ancora di più, ma senza uno sforzo che mi faccia pentire di essere succube di questa situazione. Sono eccitata e desidero ogni sensazione forte o delicata che sia. Inesorabile quel qualcosa che è dentro di me, si insinua sempre più a fondo ed ancora ed ancora. Lo sento si, muoversi ora con una minima escursione. Non so quanto sia lungo e lo sento, lo sento tutto. Stringo la mia muscolatura quasi come per estrometterlo, ma la mano lo tiene fermo ed anzi lo muove ora in senso rotatorio mentre sempre la lingua intorno continua a muoversi ed accanirsi negli stessi punti seguendo la stessa traiettoria. Ora la mia pelle sente nuove sensazioni, come un laccio elastico che viene stretto intorno al pube e dietro, sembra una specie di tanga, forse per tenere legato questo invasore freddo. Sento armeggiare intorno alle mie natiche e con la mente penso a cinture e fibbie e laccetti che iniziano a stringere. Non mi dispiace la sensazione. Ora altre nuove sensazioni. Quel coso inizia a roteare con un ronzio attutito dal mio corpo e ruota come un animale stupido, senza pace, ed inizia anche a scaldarsi. La sensazione quasi innaturale viene attutita quasi dalla lingua di Teresa, che sembra aumentare la sua pressione. E via via ora sento le sue mani scendere sotto il mio sedere e farsi strada tra i lacci, spostandoli e far capolino dietro, solleticando e penetrando piano. Ora è un profumo che ricordo essere di una crema a pungere le mie narici, e sempre dietro e sotto di me azzardo a pensare ad un dito medio girare freddo intorno il mio buchino e farsi sempre più esploratore piano ma deciso a farmi male, ma senza dolore. L’unica cosa che posso fare è mordere piano ad ogni stimolo troppo forte, ma sembra che i miei morsi le piacciano, tanto da spingere più a fondo il suo dito. Poi si ferma e sento ancora armeggiare lì sotto, solleticandomi, ed al posto del dito entrare qualcosa di più grande ma non troppo. Anche questo, prima freddo poi più caldo, inizia a vibrare ed a sommare tutte le percezioni che prese una per volta già potrebbero farmi impazzire. E non posso far altro che muovere la lingua e la bocca immersa in umori che scivolano tutto intorno al collo ed al naso, mentre le sue cosce si stringono sulle mie orecchie, e mi bloccano completamente in questa tortura in cui mi perdo e precipito sensazione dopo sensazione, ondata dopo un fremito ed ancora mani lungo il corpo, legato, bloccato, penetrato, invaso, conquistato, occupato con una violenza dolce e selvaggia, brutale ma morbida, incapace di darmi sofferenza per quanto sapientemente stimolato. E comincio a gemere, all’unisono con le ondate di piacere, sommando i brividi alle vibrazioni, sollevando le anche in risposta alla rotazione che mi sembrava di sentire e che culminava in sferzate di sensazioni forti. Ma è prima Teresa ad urlare dopo aver mugolato insieme a me. Lei per prima ha raggiunto la vetta in questa corsa al piacere in cui io ho partecipato solo con la mia bocca, E scende da sopra la mia testa e mi affianca baciandomi e leccando tutte le mie labbra ed insinuando la lingua nella mia bocca socchiusa regalandomi il mio stesso sapore, che tante volte ho assaggiato, ora frammisto al suo che mi bagna tutto il viso. E mi stringe i seni e mi bacia. E questo sembra il momento giusto per venire, dopo aver sommato tutti gli stimoli a cui sono stata vittima. Mi lascio scappare un urlo proprio mentre i miei capezzoli vengono stretti tra le sue dita, insieme, ed urlo ripetendo “si, si, si” in preda a singhiozzi e fremiti e sussulti, ed infine fermarmi. Dopo pochi secondi si fermano anche le vibrazioni a cui ero sottoposta, ed il silenzio torna nella stanza, seguito subito dopo dallo scioglimento di quei lacci che tenevano dentro di me quelle piccole macchine instancabili. Ma rimango ancora con gli arti bloccati, ma con una maggiore libertà nonostante i nodi. Le sue mani ora si trasformano in carezze lungo tutto il corpo, quasi per togliere tutte le tensioni accumulate, in un silenzio che mi fa un po’ fischiare le orecchie. Ed ora è la sua lingua a percorrermi tutta, completamente con una lentezza che più che esasperarmi, mi fa chiedere tramite ogni centimetro di pelle, di volerne di più. Sono completamente esplorata dalla sua lingua, baciata e coccolata come una dea, ovunque, tra le dita dei piedi, tra le cosce, dietro le ginocchia, nelle orecchie, la fronte, le narici, il collo, le ascelle, tra le natiche, sopra e dentro di me ovunque. Il tempo si ferma più volte, e questa terapia rilassante continua per minuti e minuti che non saprei quantificare, e mi culla lentamente verso un sonno subito dopo essere stata, con la bocca, sciolta dagli ultimi nodi. Finalmente libera, posso riaprire gli occhi e vedere il viso ed i capelli disordinati di Teresa sorridermi e teneramente baciarmi, corrisposta, mentre ci abbracciamo e scivoliamo in un oblio fino all’indomani. L’indomani era un giorno lavorativo… Teresa mi butta giù dal letto alle 7 in punto con un “Sveglia pigrona! C’è il sole, gli uccellini cinguettano e l’ufficio ti aspetta… Ma noi non lo faremo aspettare!” Dimenticavo… Teresa oltre ad essere mia collega era anche la mia capufficio…
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 Non è Teresa che sto seguendo, ma il suo drago. Mi chiama, mi incita a seguirlo e si muove, stampato sopra le natiche con un filo di cellulite. La mia camicetta aperta si muove per la corrente d'aria del mio passare. Tolgo la mia mano dalla sua facendola scivolar via e mi fermo. Apro la chiusura lampo della gonna e la tolgo lasciandola cadere, poi tolgo velocemente le mutandine, abbastanza castigate. Slip da adolescenti, bianche in cotone. Mi piacciono ma non voglio che sia lei a toglierle. Mi riprende la mano strattonandomi e lanciandomi sul letto, soffice morbido. Faccio un piccolo rimbalzo e mi fermo ad attendere cosa accadrà in seguito. C'è una piccola abat-jour sul primo comodino, e da' una luce abbastanza soffusa, nel rosa della stanza. Molti quadri alle pareti, quadri con ritratti di donne in stile moderno, tutte sedute in pose molto rilassate, quasi stanche, su di una sedia stile impero, antica, pesante. La mia testa è sul cuscino sotto una testata metallica dorata. Due drappi neri penzolano dalle estremità: sembrano foulards. Comincio a capire mentre Teresa si siede senza lasciarsi pesare sulla mia pancia, sostenuta dal suo essere inginocchiata sulle coperte. Mi prende la mano sinistra, delicatamente dal polso e tendendo un lembo di stoffa mi fa un piccolo nodo attorno al polso. Poi fa la stessa cosa con il mio polso destro. Poi scende e fa le stesse cose con le mie caviglie. Sono bloccata, almeno finché io lascerò fare. La stoffa è delicata e potrei strapparla con un minimo sforzo. Mette una mano sotto il cuscino e tira fuori un altro foulard nero. Me lo avvicina agli occhi. Ho un po’ paura di questo rituale. Nessuna di noi due dice una parola. Possiamo ascoltare il nostro battito ed il nostro respiro a volte accelerato a volte calmo. Non vedo più ormai. Il mio aumenta il ritmo e non posso fare a meno di aspettare cosa accadrà ora. Ed inizio a sentire. Un fiato caldo nel mio orecchio destro, un rapido colpo di lingua che esplora l’interno. Una mano mi stringe il seno sinistro, delicata, leggera, poi scende sul ventre e risale sull’altro seno. La lingua ora si sposta e scende sul collo, poi risale intorno le labbra ed ancora più giù. Mi bacia il collo per qualche secondo, toglie la bocca e subito mi sento il capezzolo sinistro preso dalla sue labbra, succhiato con una voracità abbastanza impensabile, ma non dolorosa. La lingua ci gioca tutt’intorno e poi sparisce nel risucchio ed ancora gioca e passa all’altro, mentre più in basso una mano mi accarezza la folta peluria. Sento le dita che tamburellano la carne come se stesse giocando e solleticando, poi le stesse dita si fanno più sicure e giocano con le piegoline tra i peli. La sua bocca ora non è più sui seni ma sulle gambe che vengono baciate e leccate e risale alle cosce. Mi immagino con la mente la scena di lei sul letto o forse inginocchiata a terra con le mani che mi accarezzano le cosce, come sento chiaramente. E come fanno tutti prima o poi, insinua il naso nel mio cespuglietto e scende e sento tanto caldo, mentre le dita aprono e dilatano più sotto. E la lingua inizia a muoversi. Anch’io apro la bocca. Passo la lingua sulle labbra per inumidirle. Mi sento sola. Vorrei baciare anch’io. Ma so che ora devo rimanere ferma e vivere questa strana esperienza. Mi sento frugare, infilare, togliere, sempre più facilmente e con maggiore forza, ma sempre lentamente. E la sento muovere carezzare, impastare, sempre più forte. Non è facile percepire e farsi un’immagine mentale della situazione, Ma visto che ero io l’oggetto di tante attenzioni, feci lo sforzo, pur non capendo bene cosa stessi subendo. Mentre stavo raggiungendo il colmo delle sensazioni, improvvisamente si ferma. Per pochi lunghi secondi sembra che non succeda niente, poi sento il materasso scuotersi e via via farsi più forte l’odore pungente di poco prima, Poi qualcosa di morbido sulle me labbra. Non ci volle molta fantasia per capire che si era posata sopra il mio viso, calda, profumata, bagnata, sentivo un liquido scivolarmi tutto sopra le labbra ed entrare, subito dopo aver tirato fuori la lingua, nella bocca. Ora si adagia tutta sopra di me per fare le stesse cose che sto facendo io, con la sola differenza che lei è libera di muoversi, mentre io rimango immobilizzata dai nodi che stringo forte. E sento le mani oltre la sua lingua, e tutte le dita che giocano. Mi sembra quasi di soffocare per quanta foga lei impieghi muovendo le anche roteando su di me. Io ogni tanto inarco verso l’alto il bacino come per sentirmi sempre più presa nella morsa calda. E quando ridiscendo le sue dita penetrano più a fondo, e non solo all’interno della mia fradicia entrata principale. Ci sa fare Teresa. Mi piace come muove la sua calda lingua, e spero di darle le stesse sensazioni, seppure senza usare le mie mani. Mi sento ubriaca di sensazioni e di liquidi aspri. E bevo, bevo…
(continua...)
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 Una volta sono stata invitata a cena da una mia collega. Non ho mai avuto troppi rapporti di lavoro con lei. Forse per l'età. Lei ha una cinquantina di anni, divorziata senza figli, ma sempre una bella donna: alta con un corpo magro dalle forme non troppo provocanti ma ben portate. La mattina avevamo parlato di uomini, di come ci stessero dietro cercando di farci colpo, Magari uomini sposati, mai liberi, con storie pesanti di convivenza alle spalle che appena pensano che una ci possa stare, telefonano, scrivono email, fanno a gara per offrirti la colazione, cercano di capire che film ti piace vedere per invitarti al cinema... Non mi dispiace certo che mi dimostrino tante attenzioni, e forse li provoco un poco, ma che ci posso fare se mi piacciono vestitini leggeri, un po' scollati e che mettono in mostra le mie forme. Ok, dicevamo... allora accetto l'invito di questa donna. Teresa, per darle un nome. Ovvio che non è il suo vero nome, come Amanda non è il mio... La prima sorpresa ieri sera è stata quella che quando mi ha aperto la porta di casa, Teresa vestiva una specie di kimono bianco con un drago rosso alle spalle, completamente scalza sul parquet. Come tutti i kimono, ogni tanto si apriva sul davanti mostrando un poco di seno. Dopo un aperitivo cominciammo a mangiare sushi ed un'insalata di mare. Teresa mi parlava del suo ex marito e di come l'avesse sempre tradita. La sera tornava tardi e puzzava di cioccolata e profumi dozzinali, e poi a letto non faceva quello che lei avrebbe voluto facesse. Dopo un paio di bicchieri di limoncello ci mettiamo sul divano. Teresa continua a raccontarmi del marito. Sinceramente non me ne importava e mi stavo annoiando. Aspettavo ilo momento buono per andarmene, quando comincia a piangere e poggia il suo capo sulla mia spalla. Ho provato tante volte questo momento, ma di solito è un lui a farlo, dicendo "mia moglie non mi capisce". Beh, mi ritrovo con la sua bocca attaccata al mio collo che inizia a baciarmi. Mi stringe forte con le braccia e poi comincia ad accarezzarmi un seno dall'esterno della camicetta. Poi la sbottona, mentre continua a baciarmi il collo e mi mordicchia il lobo dell'orecchio fino a spingermi la lingua all'interno. Sono molto sensibile quando mi fanno certe cose, per cui giro il viso e cerco la sua bocca con la mia. La sua saliva sa di limoncello. La sua lingua è calda e veloce come un serpente. I suoi seni non sono certo all'altezza dei miei, ma sono morbidi e fanno un buon effetto sotto le mie mani. Ovviamente sotto il kimono è nuda, ma non la tocco tra le gambe. Mi piace baciarla e mentre lo faccio, toccarle con le dita e sfiorarle le orecchie ed i capelli lunghi raccolti. Ci baciamo per un po' di tempo che non saprei quantificare. Le sue mani sembrano quelle di un uomo, e mi frugano risalendo dalle gambe, fin sotto la gonna, giocherellando con le mutandine ed il mio cespuglietto. Sa come muoversi e toccare da quelle parti. E' gentile e delicata ed ha molta esperienza di come dare piacere. Penso chissà quante volte lo abbia fatto da sola. Sento di essere gratificata dalle sue dita, mentre giocano ed entrano ed escono e si muovono tutt'intorno. Io sono ferma e remissiva. Non ho voglia di dare piacere adesso. Seguo ondeggiando al ritmo del mio respiro le sue mani ed i suoi baci. La mia lingua con la sua sono vive come se avessero una forza autonoma. Ai miei occhi socchiusi si affacciano improvvisamente i visi delle altre donne che ho amato, degli uomini che mi hanno voluto e che non mi hanno saputo amare. Sono egoista, forse, ma non mi va di far niente se non ricevere piacere. Lei, nei momenti in cui non è tra le mie labbra mi sussurra parole che non capisco appieno. Solo "amore mio" riesco a capire. Tante volte l'ho ascoltate in questi momenti. Più raramente guardandomi negli occhi, maschi o femmine che siano. Teresa, dopo avermi toccato a lungo tra le gambe, si alza, e si pone, allargando le sue, sopra di me che sono scompostamente adagiata, si siede sulle mie cosce aperte, e le ginocchia sono poggiate sul cuscino per non pesarmi. I nostri corpi si fronteggiano così come i nostri visi. Getta via il kimono mostrando un bel corpo. Un drago nero è tatuato lungo l'addome e risale fin sotto i seni accentuando le fasce muscolari e le curve. A cavalcioni, si alza ed abbassa al ritmo del suo respiro, una volta veloce, una volta lento e mi prende il viso con le due mani. Chiude la bocca mantenendo le labbra rilassate e con gli occhi socchiusi le ricopre di saliva. Poi le strofina alle mie, pianissimo, ed oscillando dal centro ai lati della mia bocca, scivola tutt'intorno regalandomi sensazioni forti, un massaggio che sento come una carezza o uno strofinio ben lubrificato, come se fosse la lingua e non le labbra chiuse. Le sue mani bloccano il mio viso in un modo strano. I medi penetrano lentamente nelle mie orecchie come per fermarmi, e le altre dita girano tutt'intorno ai miei padigloni auricolari, carezzando come un soffio provocandomi altri brividi. E' brava a darmi piacere e stimolando la mia pelle in modi che nessun uomo aveva mai provato a farmi. Io poso le mani sui suoi fianchi accarezzandoli dall'alto fino alle natiche, poi girando i polsi porto i palmi sotto il suo ventre, e con tutte le mie dita, alternando le mani, una volta una ed una volta l'altra le passo dietro e poi avanti, percependo la sua calda eccitazione. Entro con un dito e poi con un altro, ed esco, e cambio entrata e così ancora dieci volte, forte e dolce allo stesso tempo, mentre lei aumenta il suo ritmo dondolandosi e premendo la lingua sulle mia bocca chiusa ma allo stesso tempo protesa verso di lei, accarezzando. Osservo i suoi occhi chiusi ed ascolto il suo respiro farsi sempre più nasale quando ad un punto, apre la bocca e gettandosi con la testa su di un lato della mia spalla mi sussurra "non ti fermare, si, si continua" e capisco che quel che faccio con le mie dita le piace. Allora continuo. Con la sinistra a mano aperta, avvolgo tutta la sua parte ormai più che umida, divaricando pollice e mignolo, poi infilo indice ed anulare e con il medio allungato carezzo e gioco dietro cercando di far finta di entrare. Con la destra invece spingo verso l'alto la sinistra in modo che la forza con la quale la penetro, aumenti ritmicamente anche quando i miei polsi iniziano ad indebolirsi ed indolenzirsi. Sento con il medio aprire e chiudere i muscoli ad un ritmo sempre più crescente, e sempre con più forze, e le gambe rilassarsi e stringersi e la sua lingua entrare nel mio orecchio destro e muoversi. Poi nient'altro. Si ferma così di colpo, senza dire niente senza un gemito, neanche nei momenti precedenti. Silenziosa completamente, a parte i suoi respiri forti. Mi da un bacio in fronte, poi sulle labbra. Ha gli occhi socchiusi. Si alza in piedi rimanendo a gambe larghe e protende il bacino verso di me. Le do' un bacio sulla sua parte in vista. Il suo odore è fortissimo, punge e penetra nelle narici. Mi ricorda il vento in una foresta, resine bruciate e mare in tempesta. Con la lingua assaggio e bevo qualche stilla salata. Mi rimetto giu, sdraiata e mi offro inarcandomi, ma lei mi prende una mano e mi tira su, mi abbraccia e sempre tirandomi per una mano mi porta verso la camera da letto. Mentre mi precede e tira via vedo il suo drago nero muoversi sinuoso sulla sua schiena.
(1-continua...)
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Ciao a tutti, sono stata bannata già in altri posti dove indubbiamente non vigeva la libertà. Ora approdo qui dove spero di poter pubblicare il mio blog erotico in mopdo che venga commentato da quanti mi raggiungano. Non ho troppe velleità artistiche, ma mi piace scrivere racconti erotici di esperienze che ho vissute in passato, A volte le rielaboro a volte le lascio così come sono accadute. Mi piacerebbe che mi deste un feedback su quel che scrivo, se vi è piaciuto, se vi siete eccitati, oppure no. Io scrivo questi racconti con passione, per cui spero che sappiate essere comprensivi nel caso ci siano momenti che non incontrino la vostra soddisfazione.
Un bacio a tutti ed a tutte
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